venerdì 23 aprile 2010

25 Aprile , L'ennesima "Non" Festa

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Si avvicina come ogni anno il 25 aprile, come da copione ormai trito e ritrito assisteremo a una “non” FESTA… eh già, perché d’altronde chi è che festeggia realmente la “Liberazione”?
Mentre intere famiglie saranno in campagna a godersi un giorno di libertà tra cibo e buona compagnia  e flotte di giovani invaderanno le spiagge della Playa e  di San Giovanni Licuti, saremo costretti a sorbirci per l’ennesima volta caroselli, ormai ridotti ai minimi termini, di sfigati, ragazzini travestiti da ribelli dell’ultima ora, vecchi “partigiani” i quali all’epoca dei fatti, non tennero in mano nemmeno un fucile e magari scomparirono nel nulla per poi ricomparire come eroi dell'ultima ora o peggio ancora che per ragioni anagrafiche non potevano di certo andare a “combattere tra le montagne”, borghesotti liberali, radical chic e semplici  perbenisti. Il tutto condito da bandiere rosse, tarallucci e vino.
Questi soggetti, non ben definibili, marceranno festosi in città svuotate e deserte, si sentiranno ancora una volta portatori di libertà e democrazia, s’innalzeranno a baluardo di una festa tutta italiana, che non solo l’odiato nazifascista ma anche e sopratutto l’italiano medio non sente più e probabilmente non ha mai sentito.
D'altronde non ci si potrebbe aspettare di meglio sapendo che lo scopo per cui era nata la Resistenza e quindi la “Liberazione” non era di eliminare la presenza del nazifascismo in Italia, ma piuttosto di permettere di instaurare in Italia il comunismo bolscevico di Stalin. Non si voleva quindi combattere la dittatura perché ritenuta una forma di governo “totalitaria ,ingiusta, repressiva” verso quei fondamentali principi in difesa della libertà dell’individuo, volevano togliere la dittatura per estendere il comunismo sovietico e far diventare l’Italia un satellite della Russia.
A costo di apparire  nostalgici , cosa che è distante da noi anni luce, non può che farci sorridere questa ennesima ricorrenza di una liberazione faziosa, che qualche vecchio lupo innalza a festa di popolo. Una festa di popolo è sentita da tutto il popolo e non crediamo che ci possano mai essere linee comuni ne pacificazione nazionale quando a distanza di più di mezzo secolo certi squallidi personaggi continuano a vantarsi di una guerra civile, sputando su tutti quei morti che non furono dalla loro parte, ma in fin dei conti chi se lo ricorda? Lasciamo che vivano un altro giorno di gloria... è la loro festa no?




mercoledì 21 aprile 2010

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sabato 13 febbraio 2010

11 febbraio 2010 Presso l'istituto Newton , Ricordare è un dovere di tutti , alcune foto.

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martedì 9 febbraio 2010

RICORDARE è un DOVERE di tutti

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giovedì 28 gennaio 2010

Non il solito articolo.. candelore, tra tradizione, passione e folklore. Una storia tutta catanese.

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Ci sono cose che pur essendo spiegate nei minimi dettagli non possono essere capite a fondo da chi non ha nessuna base di partenza dalla quale partire.
Facendo una breve e veloce ricerca su un qualsiasi motore di ricerca online è facile trovare del materiale a sufficienza sulle candelore, massima espressione del folklore durante i festeggiamenti agatini, troveremo ad esempio il nome di ogni singola candelora, l’ordine in cui sfilano o qualche breve accenno sul loro stile artistico, eppure sono convinto che nessun “profano” riuscirebbe ugualmente a coglierne il senso.
Per coglierne affondo lo spirito ed il valore bisognerebbe vivere la storia ed avere come cicerone un anziano portatore, uno di quelli che può vantare un esperienza della festa piu’ che cinquantennale e rimanere all’ascolto come si fa con il proprio nonno.
Sin da bambino mi sono sempre chiesto, come mai fosse così sottovalutato e messo in secondo piano questo aspetto della festa, ripensandoci oggi mi rendo conto che tutto ciò che gravita attorno alle candelore va a costruire un ambiente a sé, una cerchia di persone piuttosto ristrette, un insieme di storie,aneddoti, fotografie impolverate e racconti mai trascritti su libri e siti web, a cui rimangono estranei moltissimi catanesi stessi.
Ciò di cui vi parlo non riguarda la festa ufficiale, durante la quale le candelore sfilano insieme a S.Agata, ciò di cui sto parlando è una festa sotterranea, di cui raramente le emittenti televisive parlano, si svolge nei quartieri popolari della città, nei mercati rionali, in posti sempre uguali che raccontano la storia della stessa passione tutta catanese tramandata di padre in figlio. Non si tratta di fede e preghiera fondamentalmente, si tratta di orgoglio, di passione e attaccamento, si tratta di una cosa che “ si ha nel sangue”, di palloncini colorati e di feste, di rivalità tra le varie candelore e i vari portatori, di bombe, di sorrisi di grandi e piccoli, si tratta del ritrovarsi tutti insieme per un evento sempre uguale e sempre diverso.
Non smetterò mai di ringraziare mio padre per avermi tramandato tutto ciò e spero di riuscire a tramandare con lo stesso ardore che vedo nei suoi occhi, sempre uguale ogni anno, la stessa passione anche a mio figlio. Per ogni “ cannalorista” l’inizio delle danze viene sancito il 20 gennaio, quando in occasione della festa di S.Sebastiano ha la sua prima uscita la candelora dei macellai, l’occasione è ottima per sapere tutte le novità dell’anno e come in un “calciomercato”,anche se il paragone fa sorridere, si cerca di capire se questo o quell’altro portatore sono passati da una ad un'altra chiumma (insieme di portatori di una candelora).
Di anno in anno variano poi le date, solitamente dalla settimana successiva al 20, ogni candelora “di prima” da inizio al rispettivo giro di festa. Importante distinzione va fatta tra candelore “di prima” e candelore “di seconda”; le prime sono quelle non gestite dal comune ma dalle rispettive corporazioni, iniziano la festa già prima dei festeggiamenti ufficiali girando per la città seguiti da una banda musicale e sono adornate da un mazzo di fiori, sono quelle più accreditate e amate dal popolo, rispettivamente macellai,pescivendoli e fruttivendoli, parte importante della festa è il momento della gara di resistenza fra queste candelore, divise una rivalità folkloristica, chiamata comunemente in dialetto catanese “Etichetta”, la più importante avviene la mattina del 3 febbraio in pescheria.
Le seconde invece sono le restanti candelore, la cui uscita viene curata dal comune ed avviene solo durante il 3,4 e 5 febbraio, non sono adornate con mazzo di fiori ma in cima hanno una boccia.
A questa divisione, va però da escludere la candelora dei Rinoti di San Giuseppe la rena (antica borgata della città).
Feste ricorrenti ogni anno sono ad esempio quella della candelora dei macellai nel quartiere storico di San cristoforo, quella dei pescivendoli al mercato ittico ,quella dei fruttivendoli al mercato ortofrutticolo o ancora quelle all’interno della fiera e della pescheria, di via della concordia o di via Belfiore ( u traforu ), oltre alla già citata festa in pescheria di giorno 3 febbraio prima della processione che sancisce l’inizio della festa ufficiale.

Letture consigliate:
S.Agata festa barocca di Mons. Giovanni Lanzafame
I Portatori di G.Scuto

martedì 19 gennaio 2010

Bamboccioni ? Dateci lavoro.

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